Verona può attrarre (molto) di più


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Le prenotazioni aeroportuali internazionali in area Europa dicono che l’Italia è stata scelta da 431,586  passeggeri nel primo trimestre di quest’anno. I dati sono dell’ufficio studi dell’ENIT e possono essere da tutti consultati.

Se prendiamo  i due Paesi  europei competitor, Francia e Spagna, vediamo che le prenotazioni per la Spagna sono ben superiori (765.474); quelle della Francia superiori all’Italia di 100 mila prenotazioni circa (444.822).

Poiché nessuno è in grado fare previsioni su cosa farà la Cina con i suoi 150 miliardi di spesa turistica,  ma con il Covid che apre e chiude le grandi città , non possiamo mettere nel pallottoliere  i numeri cinesi degli scorsi anni pre-covid  per migliorare il posizionamento turistico nazionale.  O locale. Lo stesso vale per il turismo russo  che nemmeno può essere preso in considerazione.  Dobbiamo attenerci ai dati certi e  quelli che abbiamo  raccontano un disagio  nazionale in ambito attrattivo.

Se  restringiamo  ora l’orizzonte all’Italia, con gli occhi sempre puntati al turismo internazionale, scopriamo che Verona  con tutto ciò che ha di sublime, di bello, di noto e di rinomato e pure di eccellente,  occupa il 20 posto nella classifica italiana del turismo internazionale. Cavallino-Treporti, San Michele al Tagliamento,  Caorle fanno molto meglio di Verona. Jesolo da sola fa il doppio degli arrivi internazionali di Verona.

Ed questa poco lusinghiera posizione  di Verona che  va messa al centro di un intervento deciso e preciso dell’amministrazione cittadina . Venezia è la seconda città italiana per turismo internazionale con quasi 13 milioni di visitatori ( 12.948.519). Sta dietro a Roma. Ma mentre il turismo di Roma riguarda prevalentemente solo la Capitale, quello veneziano ha quattro straordinarie mete di rinforzo nel proprio  territorio tra cui  Jesolo e Caorle, rispettivamente la settima e ottava meta del turismo internazionale in Italia.

Verona, dicevamo, occupa il 20° posto in questa graduatoria, superata anche da altre mete nella sua stessa provincia, Lazise: il quale  conta  3 milioni 606 mila presenze internazionali, 900 mila in più  di Verona.  Si dirà che il lago è  bello.

In effetti lo è, così come il divertimento: i parchi  gioco  del Garda producono per  Peschiera quasi lo stesso numero di turisti internazionali: 2 milioni e 743 mila per Verona, 2 milioni 379 mila per Peschiera.

L’Europa  (e soprattutto la Germania) sceglie Lazise prima di Verona e sceglie Peschiera quasi quanto Verona.

Non credo che le cifre fin qui evidenziate depongano a favore di un grande impegno  svolto dall’Amministrazione  per la città, che spesso si è adagiata sui dati del turismo interno dimenticando che è quello internazionale che genera il maggior reddito perché moltiplica i fattori di spesa.  È evidente che sommando tutte le componenti turistiche,  la classifica generale di Verona migliora; ma è  un fenomeno  negativo  quello del turismo mordi e fuggi: numero complessivo  di turisti in aumento  ma impatto economico sul territorio in diminuzione.

 

Penso che sia astratto ed illusorio parlare di crescita turistica a Verona dimenticando l’azzoppamento che si è abbattuto sul proprio aeroporto. E poiché questa infrastruttura è decisiva per lo sviluppo turistico della città  ne ho fatto un punto qualificante della mia campagna elettorale.

Per questo ho scelto di utilizzare i dati riguardanti il flusso internazionale.

Le esperienze internazionali più positive raccontano di un’inversione di tendenza laddove l’offerta  si fa sempre più personalizzata e meno standardizzata.  Si chiama “brand experience”. Verona avrebbe ottime potenzialità se solo  puntasse  sulla qualità dei propri servizi e  sulla circolarità della propria offerta complessiva (altro punto qualificante della mia proposta per le amministrative di giugno). Alcuni imprenditori lo hanno capito e a Peschiera lo hanno fatto: possibile che i privati arrivino prima e meglio – e con le proprie forze – là dove dovrebbe essere arrivata prima una città che è stata dotata di uno straordinario patrimonio di bellezza?

Dire che a Verona manca, in rete,  di una proposta omogenea, personalizzata, completa e attrattiva, è di  tutta evidenza.

È da tempo che la rivoluzione di  internet ha stravolto il comparto turistico; il 91% ha prenotato online almeno un prodotto o servizio negli ultimi 12 mesi,  il 42% utilizza un device mobile per pianificare e prenotare, il 68% ricerca online prima di decidere il luogo e le modalità del suo viaggio, e tanto altro. Non ci vorrà molto prima che le vacanze veronesi siano acquistate in rete tanto quanto avviene in America, dove più della metà delle mete turistiche vengono vendute online.

Sette anni fa ho detto, in un’intervista, queste poche cose:  “Occorre rimettere in connessione tutte le filiere, le esperienze e le opportunità del nostro territorio, puntare su proposte e servizi innovativi ad alto valore aggiunto, armonizzare una proposta all’altezza delle aspettative di un mercato sempre più internazionale con offerte di qualità radicate sull’identità del nostro territorio”.

Lo ribadisco  oggi, accompagnando l’analisi all’augurio che la prossima amministrazione si dimostri capace di ricomporre le ali spezzate del Catullo.