Un’offerta unica per un territorio unico: la rivoluzione della proposta culturale Made in Verona


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Se osserviamo la qualità dell’offerta culturale di Verona, possiamo renderci conto dei margini di miglioramento.

Verona  con tutto ciò che ha di sublime, di bello, di noto e di rinomato e pure di eccellente,  occupa il 20° posto nella classifica italiana del turismo internazionale.

È questa poco lusinghiera posizione  di Verona che  va messa al centro di un intervento deciso e preciso dell’amministrazione cittadina .

Verona non è una “brand experience”; invece avrebbe ottime potenzialità se solo  puntasse  sulla qualità dei propri servizi e  sulla circolarità della propria offerta complessiva. Dire che a Verona manca una proposta sulla rete omogenea, personalizzata, completa e attrattiva, è di una tale evidenza che non merita ulteriori valutazioni. È da tempo che la rivoluzione di internet ha stravolto il comparto turistico: il 91% ha prenotato online almeno un prodotto o servizio negli ultimi 12 mesi,  il 42% utilizza un device mobile per pianificare e prenotare, il 68% ricerca online prima di decidere il luogo e le modalità del suo viaggio, e tanto altro. Sono statistiche che si trovano dappertutto. Chi sceglie Verona deve poter trovare una offerta che leghi il patrimonio culturale pubblico,  quello ecclesiale e quello privato. Un unico territorio, un’unica offerta integrata e coordinata.

A titolo esemplificativo: con oltre 1200 manoscritti antichi, 11 mila pergamene e 268 incunaboli, la Biblioteca Capitolare di Verona possiede un tesoro unico al mondo: se questo tesoro lo possedesse New York il mondo intero se ne sarebbe accorto.

Lo spezzatino dell’offerta veronese  rende incomprensibile la ricchezza del territorio: un’offerta unica  esalterebbe il nostro  territorio unico.

Dunque, il primo lavoro da fare è quello di rimettere in connessione tra loro tutte le filiere, le esperienze e le opportunità,  tesi che sostengo da 7 anni a questa parte.  Prima ancora di crescere in quantità, Verona ha bisogno di investire in qualità dei servizi  e in  circolarità di offerta.

Noto, a questo riguardo,  che da tempo  Verona discute di nuovi possibili contenitori culturali, ma non discute altrettanto di nuovi contenuti, soprattutto di dimensione europea, necessari per smuovere la classifica infelice  che la vede ventesima in Italia quanto a turismo internazionale.

Per armonizzare  la  proposta  culturale veronese  servono investimenti.

Ho avanzato la richiesta che le Fondazioni bancarie e assicurative entrino con decisione in questo campo, finanziando la costruzione di un’offerta  culturale  integrata del nostro territorio. Tale richiesta si muoveva e si muove da una considerazione semplice: chi ha avuto molto dal territorio è chiamato ora a restituire una parte di quanto avuto.

Ho letto con piacere la dichiarazione del neo Presidente di Fondazione Banca Popolare di Verona, Carlo  Fratta Pasini,  ribadire – ieri – lo stesso concetto:  invocando  e auspicando  una decisione  addirittura unitaria di tutte le altre fondazioni sugli obiettivi strategici della città.  Una grande convergenza per qualificare, integrare e rendere fruibile tutta l’offerta culturale della città e del suo territorio  consente quel salto di metodo e di merito  in grado di garantire una crescita della brand experience Made in Verona.