Sostengo Matteo Renzi


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Viviamo anni di grave crisi della politica, anni di delusioni, anni di scontri ideologici.

La democrazia come l’abbiamo conosciuta sta vacillando, così come la sua rappresentanza politica.

La sfiducia sta attraversando il Paese, le istituzioni e le rappresentanze ne sono coinvolte.

Qual è la malattia?

Come scriveva Giovanni Orsina, la crisi sta nel divario sempre maggiore fra quello che la democrazia promette e quel che riesce a mantenere.

E questa malattia produce come effetto collaterale la perdita di credibilità della classe politica considerata responsabile dell’allargarsi di quel divario.

Nei 1.000 giorni del Governo Renzi il partito democratico e il suo leader avevano iniziato pur tra mille ostacoli e resistenze a ridurre questo divario.

Tante le riforme attuate, moltissimi i provvedimenti messi in campo, le decisioni assunte, per tentare di cambiare il Paese ma soprattutto per cercare di passare dalle parole ai fatti.

La maggior parte dei provvedimenti sono stati apprezzati dal nostro elettorato e dall’opinione pubblica in generale, altri meno, alcuni sono stati contestati e sono stati commessi degli errori.

Ma la strada era stata tracciata perché come diceva Umberto Ranieri: “l’unica strada capace di fronteggiare il populismo è una politica che ritrovi la forza, la responsabilità e la credibilità necessarie a dire agli italiani la verità sullo stato in cui versa il Paese e sappia avviare riforme che diano risposte concrete ai problemi”.

Dobbiamo fare tesoro dei nostri errori, migliorare la qualità delle nostre azioni e dei nostri provvedimenti, allargare il senso di partecipazione alla nostra comunità; ma non possiamo fermarci, non dobbiamo fermarci.

Sono convinto che se il tentativo di Renzi si interrompesse del tutto, l’intero fronte del riformismo italiano sarebbe destinato ad arretrare.

Si tornerebbe al nostro passato, alle liturgie di sempre, e la parte di quel mondo che ideologico che tanti danni ci ha fatto, tornerebbe a condizionare la politica del centro sinistra.

Penso che le cose stiano in questi termini.

Anche Matteo Renzi dovrà cambiare ed è il primo ad esserne consapevole, ma sulla base della mia riflessione seppur in parte critica penso che Matteo Renzi vada sostenuto con convinzione e determinazione per non fermare l’idea per la quale ci siamo caratterizzati sin dalla nascita del Partito Democratico: riformare democraticamente il nostro Paese.