Riflessione sul PD veneto


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Finalmente dopo oltre 100 giorni dalle elezioni regionali del Veneto, si è svolta l’assemblea regionale del partito democratico, con la decisione di svolgere un congresso straordinario entro il mese di febbraio 2016.

Ora se non si vuole scadere nella ritualità dei congressi e delle sue liturgie occorre subito aprire una riflessione interna ed esterna al nostro partito, di alto profilo, non formale, ma straordinaria, che metta anche in discussione le nostre ragioni di essere un partito riformista nel Veneto: nei contenuti, nei modi e nella rappresentanza.

Mi auguro, che si apra una discussione politica profonda e non rituale sui temi dell’autonomia del partito regionale, per una riconciliazione con la società veneta, partendo dai temi del fisco, della lotta alla burocrazia, di un nuovo rapporto tra pubblico e privato.

Dobbiamo aprire “un nuovo cantiere veneto” attingendo alle tante professionalità ed esperienze disponibili ad aiutarci a superare questo difficile momento.

E’ importante ma non sufficiente invocare la fine delle correnti, se poi non si ha il coraggio di aprirsi, di mettersi in discussione, di accettare il confronto sui contenuti, sulla politica, senza rifugiarsi nel recinto del genere o della carta anagrafica.

Non cerchiamo nelle regole la nostra soluzione politica, e non cerchiamo nelle regole opportunità per le nostre proiezioni personali, affidiamoci una volta tanto solo al confronto politico, cerchiamo la politica con la P maiuscola, quella che ci rende liberi di pensare e agire, di perdere o di vincere ma con la schiena dritta.

Le condizioni politiche in Veneto sono per noi radicalmente cambiate, per 20 anni siamo stati quasi sempre l’unico vero partito di opposizione. Abbiamo radicato questa cultura antagonista nel nostro elettorato e in qualche misura ci siamo accomodati nel ruolo comodo dell’opposizione.

Ora siamo al Governo del Paese e in Consiglio Regionale ci sono assieme a noi altri due partiti di opposizione: Lista Tosi e il M5S, partiti che faranno dell’opposizione e dell’antagonismo la loro battaglia.
Per noi quel ruolo, che abbiamo occupato per tanti anni, lo dovremmo condividere con altre due opposizioni. Non sarà semplice, anzi sarà molto complicato.

Per questo io penso che il partito democratico veneto debba ridisegnare un nuovo profilo non più e solo di opposizione, ma un profilo riformista europeo, più autonomo rispetto a Roma e alternativo alla giunta Zaia.

Un progetto con una solida cultura di governo.