Riflessione su politica e Governo


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Riflessione da parte dell’On. Gianni Dal Moro su politica nazionale e Governo.
PRIMA DI TUTTO L’ITALIA

Siamo dentro una fase straordinaria e difficile che mai avremmo immaginato.
Un Governo con il nostro avversario politico di sempre, per il bene del Paese, dopo che gli elettori ci hanno consegnato un Paese ingovernabile.

Ora ci troviamo di fronte a delle scelte, che per affrontarle senza farsi tirare nella mischia occorre valutarle con lucida responsabilità.

Il Governo Letta è nato come un governo di necessità e di servizio. Nessun governo di larghe intese, né tantomeno un governo di pacificazione.

Chi ha insinuato in questi mesi che questo era un Governo nato da un inciucio nascosto che avrebbe salvato Berlusconi è rimasto sconfitto.

Questo è un Governo con due obiettivi precisi indicati dal Presidente della Repubblica nel suo discorso di insediamento e ribadito dal Presidente del Consiglio:

fare la riforma costituzionale per rendere agibile il terreno politico e istituzionale e portare l’Italia fuori dalla recessione economica.

Due quindi i motivi originali e due le emergenze.

Prima l’emergenza istituzionale.

Non c’è alternativa politica a questa maggioranza e quanto si è visto fino qua lo conferma. Illudersi ancora una volta di una possibile maggioranza tra PD, SEL e M5S vuol dire non voler leggere la realtà.

Poi c’e’ la possibilità del voto. Ma oggi il voto non è un’ alternativa, con questa legge elettorale saremmo al punto di prima. Nessuno vincerebbe e ci troveremmo con due maggioranze diverse tra Camera e Senato. Con grande probabilità si prospetterebbe una nuova larga intesa.

Questo è il tempo che ci è dato.
Vorremmo vivere in un altro ma dobbiamo rispondere a questo tempo.

Dobbiamo ricreare le condizioni di un terreno istituzionale agibile, che consenta a chi vince di poter decidere e governare, abbiamo bisogno di un corpo parlamentare eletto dai cittadini, abbiamo bisogno di un sistema parlamentare e di Governo che possa decidere e agire velocemente.

Vorrà dire qualcosa, se solo in Italia, un movimento extra parlamentare, antisistema come 5 Stelle raccoglie il 25% dei voti. Unico esempio in Europa.

Le riforme le dobbiamo al nostro Paese. Ce lo chiedono da 30 anni.
Tornare al voto con un Paese che è in grado di decidere, ritornare a competere in un terreno istituzionale agibile, questa oggi è la vera emergenza democratica del Paese.

Con settembre arriverà in aula la riforma costituzionale preparata dalla Commissione costituzionale delle due Camere.
Una riforma che si concentrerà sul funzionamento dello Stato, il taglio del numero dei parlamentari, il Senato federale senza più il bicameralismo perfetto che non esiste in nessun Paese del mondo, una legge elettorale che ridia ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

Qualcuno parla di sovversione e di mancato rispetto della Costituzione, ma come hanno scritto in molti costituzionalisti l’articolo 138 è scrupolosamente rispettato.
Anzi a rafforzare tutto questo è previsto nella proposta che seppure il cambiamento della Costituzione fosse approvato dai 2/3 del Parlamento, si sottoporrebbe comunque il testo approvato al voto dei cittadini attraverso il referendum.

Come ha scritto Eugenio Scalfari è un rafforzamento e non l’abolizione dell’articolo 138.

Riforma costituzionale e riforma della politica, sono obiettivi non più procrastinabili.
Dobbiamo scegliere la Costituzione più adatta ai tempi che viviamo. Non funziona più il sistema decisionale. Siamo dentro un sistema che non decide e molti cittadini pensano che non siamo in grado di cambiare e quindi che sia preferibile sfasciare tutto.

Giocare a far finta non basta più a nessuno.

La seconda emergenza è economica.

E’ evidente la criticità della condizione economica e finanziaria che continua ad attraversare il nostro Paese.
Attenzione perchè sta emergendo come illusione l’idea che la situazione economica sia migliorata e che quindi possiamo ritornare a spendere.
Non è assolutamente così. La situazione si è stabilizzata rispetto a tre mesi fa, ci sono segnali positivi di prospettiva che lasciano ben sperare, ma basta poco per sprofondare.

Basta guardare cosa ci è capitato quando il Governo Greco ha annunciato il licenziamento di 2400 dipendenti della TV di Stato. Abbiamo visto aumentare di 50 punti il nostro spread che tradotto vuol dire che se questo aumento si fosse mantenuto per un anno ci sarebbe costato 200 milioni.

Pensiamo a quello che sta succedendo in Portogallo.
Il Portogallo è entrato in forte avvitamento e potrebbe creare danni importanti nel sistema economico finanziario europeo.

Non possiamo permetterci errori.

Troppe volte è stata annunciata la fine della crisi, la luce in fondo al tunnel. Poi non è’ successo nulla, anzi alcune volte siamo andati peggio.

Diversi indici economici di questi giorni sembrerebbero affermare che questa sia la volta buona per agganciare la ripresa.
Il recupero della fiducia internazionale del Governo Letta e del suo Premier in particolare, i miglioramenti dei dati economici di Eurozona, l’arresto della caduta della produzione industriale italiana, sono segnali positivi.

Il quarto trimestre 2013 dovrebbe essere il primo di inversione della tendenza negativa di questi anni e il 2014 il primo anno a segno positivo iniziando a recuperare gli 8 punti che abbiamo perso negli ultimi 5 anni.

Il primo segnale concreto positivo è il pagamento in 10/12 mesi di circa 50 miliardi di crediti delle imprese nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni. Un gettito di liquidità enorme in tempi di crisi che stiamo vivendo. 20 miliardi già nel 2013 quasi 16 miliardi subito.

Il segnale incoraggiante del gettito IVA che sta riprendendo sugli scambi interni fa ben sperare.

A brevissimo dovrebbe essere siglata l’intesa con la Svizzera sulla tassazione dei capitali all’estero, sia per il passato che per il futuro.

Con l’autunno dopo la già costituita Società di Gestione del Risparmio pubblica sui beni immobili dello Stato, partirà un’importante privatizzazione immobiliare, senza svendere.

E poi la ripartenza della spending review, senza tagli lineari, il riordino delle agevolazioni fiscali che faranno sicuramente bene alla finanza pubblica.

Dobbiamo sviluppare tutte queste condizioni per spezzare il circolo vizioso che sta uccidendo molte imprese nella morsa della stretta creditizia e nello stesso tempo affrontare il tema delle sofferenze delle banche, che stanno aumentando.

Il Governo interverra’ quanto prima per abbassare il costo del lavoro agendo sul cuneo fiscale e poter intervenire per allentare il patto di stabilità.

Nulla ovviamente è certo, ma i segnali sono per la prima volta incoraggianti, anche se l’incertezza politica certamente non aiuta.

Anzi la stabilità dell’azione politica incide direttamente sull’asticella dello spread italiano.

Sono passati 100 giorni dal suo insediamento e il Governo ha messo in rete i tantissimi provvedimenti che sono stati approvati o cantierati.
Vorrei citarne solo alcuni: 3 miliardi per le infrastrutture, 60 miliardi per pagare alle imprese i debiti della PA (quasi 16 resi già disponibili), 1 miliardo per la cassa integrazione, 800 milioni per le assunzioni, 5 miliardi per le aziende per acquistare macchinari e attrezzature, stop ad aumento IVA già previsto dai precedenti governi, sospensione dell’ IMU, il provvedimento ecobonus, con risparmi per le famiglie dal 50 al 65% per la riqualificazione energetica compreso mobili ed elettrodomestici, i 90 milioni per il cinema italiano, i 75 milioni per le fondazioni lirico sinfoniche, ecc. e tantissimi forse meno noti provvedimenti: penso al divieto di pignoramento per la prima casa, al wi-fi libero e non per ultimo il DL contro il femminicidio.

Occorre ora avere chiaro il contesto nel quale l’Italia si trova, il valore prezioso della stabilità, la precarietà della reputazione italiana nel mondo, la necessità di rendere operative alcune riforme economiche indispensabili ed essere pronti a intercettare la ripresa.

A fine del 2011 eravamo quasi sull’orlo dell’abisso: per vendere i nostri titoli di stato dovevamo assicurare interessi attorno al 7%, oggi il nostro costo sul debito è più basso al 4,19%.
Pagare 95 mld di interessi sul debito o pagare 80 mld non è la stessa cosa.
In un anno 15 miliardi di differenza sono come una finanziaria.

Sarebbe delittuoso buttare via anni di sacrifici nel momento di coglierne i risultati.
Così la pensano gli italiani che per oltre il 70% chiedono che il Governo vada avanti.

Abbiamo l’occasione dopo alcuni anni di scrivere in Italia la prossima legge di stabilità, senza dettature esterne. Il precipitare della crisi avvicinerebbe all’orizzonte l’arrivo della “Troika”.

Attenzione perchè una crisi politica non ordinata sapremmo forse dove comincia ma non sapremmo dove ci porterebbe.

C’è chi è tentato di portare allo sfascio il nostro Paese, interessi opposti ma convergenti, sarebbero veramente pericolosi.

Ora il PDL ci dica se le ragioni della nascita di questo Governo sono ancora valide o se invece l’interesse del proprio leader viene prima di tutto: prima del Paese, prima delle famiglie che chiedono lavoro e sicurezza dei propri risparmi, prima delle imprese che chiedono credito e riduzione delle tasse.

Ci dica il PDL se dopo la piazza pensano di continuare nell’attacco alle istituzioni, tirando in ballo in modo sconsiderato il Presidente della Repubblica.

Ho l’impressione che questa Italia non sia più interessata ai destini di Berlusconi, anzi comincia a non sopportare più una classe politica che dopo 20 anni discute ancora e sempre di lui.

Il Presidente del Consiglio per come lo conosco non si farà tirare nella mischia da nessuno, cercherà di lavorare ancora di più mettendo in secondo piano la politica in favore delle politiche per far ripartire il Paese.

Ma se riscontrasse che le ragioni per le quali è’ nato il suo Governo di servizio non fossero più praticabili, non governerebbe a tutti i costi, perché per lui, come per tanti di noi, viene prima il Paese…certamente prima del suo interesse personale.

Gianni Dal Moro