Referendum Veneto – Riflessioni


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RISULTATO CHIARO.

I VENETI CHIEDONO PIÙ AUTONOMIA E PIÙ EFFICIENZA.

TUTTO IL RESTO È INUTILE PROPAGANDA.

Avevo assunto una posizione pubblica e chiara sostenendo con un SI il referendum veneto già il 31 luglio in un’intervista al quotidiano L’Arena e prima ancora della decisione favorevole del mio partito a livello regionale.

Sono sempre stato contro le stramberie della secessione e da sempre mi sono battuto per un federalismo differenziato e per una maggiore autonomia della mia Regione, strada che ritengo unica percorribile.

Da oltre 20 anni mi occupo di questo, partecipando a diversi incontri sul piano regionale e nazionale, e approfondendo la materia al di là delle posizioni politiche.

I veneti, con questo voto, hanno chiesto in modo chiaro più autonomia, più efficienza, meno tasse, sperando in questo referendum, senza derive catalane.

E’ una richiesta che parte da molto lontano e ancora prima della nascita della Lega e che il centro sinistra ha spesso ignorato, sottovalutato e a volte deriso.

Potrei citare illustri esponenti del centro sinistra (veneti e nazionali) che negli anni hanno invocato inutilmente una maggiore autonomia del Veneto: un’autonomia differenziata nel rispetto della Costituzione.

Il centro sinistra poteva fare propria questa istanza, che proveniva anche dal nostro elettorato, evitando di dare in mano una giusta istanza al folklore ideologico della Lega Nord.

Sappiamo tutti come è andata, abbiamo perso il treno e questa richiesta è stata cavalcata in modo spregiudicato e fantasioso dalla Lega Nord con importanti risultati.

Ora, a distanza di anni, il popolo veneto (subalterno a nessuno) ha affermato la sua chiara volontà.

Ed io sono contento di essere dalla parte del mio popolo.

Mettiamola cosi:

La Lega Nord per 20 anni ha parlato di secessione.

Tanti slogan, risultati zero. Una presa in giro per i veneti.

Poi la Lega Nord, togliendo dal proprio simbolo la parola Nord, ha iniziato a cavalcare nel Veneto la bandiera della Regione Autonoma a Statuto Speciale. Altra fantasia non percorribile, con risultati che sarebbero pari a zero, considerando che la richiesta è già stata bocciata dalla Corte Costituzionale.

Alla fine, dopo la bocciatura di gran parte dei quesiti da parte della Corte, Zaia ha accettato di promuovere un referendum consultivo per chiedere ai veneti se sono favorevoli all’autonomia differenziata. Un referendum per lui troppo morbido.

Per questo in campagna elettorale ha usato toni e fatto promesse forti, che nulla avevano a che fare con il quesito del referendum.

Oltre il 57% dei veneti e non solo i leghisti sono andati a votare, dando un mandato forte alla Regione di portare a casa la maggiore autonomia possibile nel rispetto della Costituzione.

Non è stato un voto a favore di Zaia, anche se sarà lui a trarne i maggiori benefici sul breve.

E’ stato un voto di protesta contro uno Stato che costa troppo ai veneti e che è bloccato dalla burocrazia.

Ora Zaia, incassato il risultato positivo, sa che gran parte degli argomenti che ha utilizzato in campagna elettorale sono improponibili. Ricomincia con la propaganda, trovandosi stretto tra il procedere secondo le indicazioni del Referendum (cioè secondo quanto previsto dalla Costituzione) o il rilanciare riproponendo le suggestioni di trattenere il gettito fiscale nel Veneto e chiedendo il riconoscimento di Regione Autonoma a Statuto Speciale.

La previsione era facile, e Zaia si sta già aggrappando alle false promesse della campagna referendaria, perché sa bene che quello che ha promesso in campagna elettorale è irrealizzabile e allora rilancia con la richiesta di una Regione a Statuto Speciale, così per altri anni ancora la Lega racconterà che è lo Stato ladrone che non vuole un Veneto autonomo.

Sta accelerando perché vuole presentare questa richiesta di un Veneto a Statuto Speciale al Governo Gentiloni per farsela bocciare e andare così in campagna elettorale, alle politiche, per chiedere voti contro Roma e contro il PD.

Ma questa volta per lui il gioco delle tre carte durerà poco.

Secondo le previsioni della Lega e di Forza Italia, il prossimo Governo sarà di centro destra e allora secondo loro non ci saranno più problemi.

Staremo a vedere. Io sono convinto che avverrà esattamente il contrario.

Come abbiamo constatato Maroni, Berlusconi, Meloni e tanti esponenti del centro destra hanno già preso le distanze da Zaia.

Anche un Parlamento di centro destra boccerebbe le nuove e strampalate richieste della Lega e ancora una volta i leghisti veneti resteranno con nulla in mano.

A quel punto tutto diverrà più chiaro per tutti.

Zaia è rimasto isolato e Maroni ha chiesto al Presidente dell’Emila-Romagna Bonaccini di poter incontrare il Governo per procedere con quanto previsto dalla nostra Costituzione.

Sono andato a votare e ho votato sì, convintamente, come tanti elettori del Pd e del M5S; sono stato sul merito e non sulla propaganda politica, come ho sempre cercato di fare nella mia esperienza politica.

Da 20 anni combatto le idee bislacche della Lega e vedere un referendum veneto, seppur inutile e costoso, delinearsi non più sulla secessione ma sull’autonomia differenziata lo considero un grande risultato per chi, come me, si è impegnato per tanti anni su questo obiettivo.

Oggi Zaia gigioneggia su questo risultato e sulla Regione Autonoma, ma a brevissimo il suo bluff risulterà evidente a tutti.

Voglio rompere un altro tabù:

Comprendo alcune ragioni autonomiste, ma sono consapevole che a Costituzione invariata questo sarà impossibile.

Ma allora perché non riorganizzare lo Stato con un nuovo quadro amministrativo, con la configurazione di macro Regioni e nuove competenze alle autonomie locali?

Lo studio della Fondazione Agnelli mi pare un buon punto di partenza. E perché non estendere la possibilità di insediare nuove città metropolitane, come da me richiesto con emendamenti già nel 2010?

Non giudico nessuno, ognuno ha fatto le sue scelte in libertà e le rispetto tutte, ma trovo sgradevole questo continuo criticare quelli del PD che sono andati a votare perché con il loro voto avrebbero aiutato Zaia.

Io penso di aver aiutato invece il popolo veneto a dispetto di quanti, pur di ostacolare Zaia, hanno preferito non scegliere.

La politica sempre contro qualcuno ha già fatto grandi danni. Ho preferito “votare per” e non “contro”.

Ho preferito rimanere connesso con il profondo sentimento del mio Veneto.

Sono andato a votare convintamente, ho fatto prevalere la ragione ed il merito rispetto alla frustrazione della cultura della minoranza.

Il Partito Democratico regionale, il mio partito, ha fatto una scelta chiara assumendo una decisione di sostenere il Si al Referendum.

Rimango un convinto sostenitore dell’autonomia differenziata e dopo aver sostenuto il SI a questo referendum, credo di poter avere tutte le carte in regola per combattere a viso aperto l’eventuale tradimento di questo referendum e l’ennesimo imbroglio della Lega, e penso di aver gettato un ponte oltre il centro sinistra, superando quella cultura dell’isolamento della sinistra rispetto al popolo veneto.

E questo per me è importante.

Gianni Dal Moro