Pubblico o privato


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È diffusa la teoria che il pubblico sia sprecone e che il privato sia efficiente.

Molti commentatori ogni giorno ci propinano questa verità, affermando che a parte la scuola, la sanità e la difesa tutto il resto del servizio pubblico sarebbe meglio fosse tolto alla politica (meglio al pubblico) per consegnarlo al privato.

Come dare torto emotivamente a questa facile semplificazione, molti sono stati gli esempi di sperpero di risorse pubbliche e di malgoverno della cosa pubblica da parte della politica e della burocrazia.

Ma la cosa è più complicata.

Anche nella gestione privatistica di settori pubblici o di interesse pubblico si potrebbero dire molte cose.

Diversi sono gli esempi di interventi dei privati che hanno svuotato le casse lasciando i debiti al pubblico, con il classico schema: si privatizzano gli utili e si socializzano le perdite.

Proviamo a stare con i fatti a casa nostra e ragioniamo sui risultati dei privati nella gestione della cosa pubblica. Faccio solo un esempio:

la situazione di alcune banche venete, gestite e amministrate solo dai privati e dove la politica è fuori dai consigli di amministrazione da oltre 20 anni (legge Amato). Il risultato è drammaticamente sotto gli occhi di tutti.

Oltre al danno anche la beffa: importanti privati prima del default delle banche hanno messo in salvo buona parte dei loro soldi mentre molte famiglie e imprese venete sono entrate nella disperazione.

Insomma affermare che il privato gestisce la cosa pubblica meglio della politica è una dichiarazione non corrispondente alla realtà.

Vorrei ricordare che a Verona le grandi scelte strategiche sulla città, penso all’Aeroporto, alla Fiera, alla Zai e potrei continuare, sono state fatte dalla politica e dal pubblico, da grandi personaggi, penso a Renato Gozzi, a Giorgio Zanotto per fare qualche esempio. I privati a quell’epoca rimasero a guardare, nessuno ci mise i soldi direttamente, tutti i costi furono a carico del pubblico.

Non esiste la formula magica, esistono illuminati politici e bravi imprenditori…ma questa è un’altra partita che riguarda la selezione della classe dirigente.