Pane amaro per i veronesi


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Il costo dei  prodotti alimentari sulla tavola dei veronesi sta salendo di giorno in giorno, dalla farina ( +18%) alla pasta (+ 13%) alle verdure fresche (+23%).

Il prezzo del grano duro è alle stelle (+80%)  e il frumento tenero lo segue (+71%).

Avremo un pane amaro  e ne avremo poco sulle nostre tavole.

La nostra città è la seconda più cara d’Italia e non ha senso obiettare  che Verona è anche ricca. Primo, perché la ricchezza non è di tutti mentre il pane è  di  tutti; secondo, perché la spirale inflazionistica può anche non investire direttamente alcuni ma colpisce con la sua scure la qualità della vita e dei servizi destinati a tutti.

L’insieme degli aumenti alimentari peserà per 1.800 euro in più  l’anno.

La conclusione è che avremo sempre più poveri anche tra chi non se l’aspetta.

Per questo ho cercato di mettere a fuoco una serie di misure precise che sto discutendo con le categorie produttive dei beni alimentari. Si tratta di misure che chiamano in causa i soggetti preposti alle politiche agricole e la stessa Regione Veneto che ha già in cassa i fondi strutturali stanziati dall’Europa. Dentro queste proposte è ribadita con vigore la necessità di rivedere tutta la politica agricola, compreso il divieto di coltivare  tutte le terre arabili. Quando i nuovi 57 milioni di affamati in Africa ( per effetto delle mancate esportazioni di grano dalla Russia e dalla Ucraina) non avranno neanche una briciola di quel pane amaro, verranno fisicamente a bussare nel nostro Paese. Perciò ritengo incomprensibile e non giustificabile mantenere dei vincoli che erano discutibili prima della pandemia e della guerra e  che oggi  producono effetti  disastrosi se non immediatamente rimossi.