L’ingresso di Save senza gara è una svendita sbagliata


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Il partito democratico non è mai stato contrario all’ingresso di privati nello scalo veronese, tanto meno di Save che ha dimostrato qualità nella gestione dello scalo veneziano. Lo abbiamo scritto e affermato più volte anche in documenti ufficiali e lo diciamo da anni.

Noi abbiamo sempre pensato che il partner dovesse essere un privato industriale scelto attraverso un bando di gara internazionale e dopo aver sviluppato un’idea strategica di sviluppo del nostro aeroporto.
I soci del Catullo hanno pensato invece di non fare una gara, ma di procedere attraverso una trattativa privata con un solo privato.

Noi pensiamo che quando una società pubblica e’ intenzionata a far entrare nella propria  compagine sociale un privato, dovrebbe a nostro modo di vedere sempre e comunque attuare una selezione pubblica o attraverso una gara o attraverso una manifestazione di interesse pubblico. E’ sbagliato?  E’ chiedere troppo?

Forse noi del Partito Democratico abbiamo un’idea diversa di interesse pubblico, per noi vale il principio che un partner privato in una società pubblica si sceglie attraverso una competizione virtuosa, diversamente il rischio e’ che l’interesse pubblico sia piegato più a favore del interesse privato.

Non vorremmo trovarci domani di fronte ad altre trattative private per far entrare soci privati in altre società pubbliche veronesi.

Abbiamo chiesto più volte oltre un anno fa che fosse indetta una gara individuando un advisor internazionale con expertise nel settore aeroportuale che ci accompagnasse nella scelta del partner industriale.  Se fosse stata accolta la nostra proposta ora saremmo alla fine della gara.
Le risposte sono state il silenzio, e si è continuato in una sola ed unica trattativa, raccontando la storiella che non sono mai arrivate proposte concrete.

Ma se non c’erano altri possibili offerenti perché non si è voluto fare la gara? Se non ci fossero state altre offerte, avrebbe partecipato solo Save e tutto era risolto? Ma così non si è voluto fare? Perché?

C’è’ stata una volontà politica ed economica dei soci veronesi di scegliere come partner l’aeroporto di Venezia anziché un partner industriale internazionale.
E’ stata una scelta non una necessità.

E’ sempre la solita idea di fondo di parte della classe politica e imprenditoriale veneta, che tanti danni ha fatto al Veneto e a Verona, quella mistica che “prima viene il Veneto” o “facciamo sistema nel veneto” non comprendendo la limitatezza e la miopia di questa scelta territoriale localistica. Si continua a parlare di fiere venete, di aeroporti veneti, di un venetismo di maniera, dannoso e controproducente.

Ma come si fa ancora a pensare nell’era della globalizzazione che per crescere nel mondo e per sviluppare le nostre economie locali, aiutare le nostre imprese, attrarre turisti da tutto il mondo, occorra fare sistema tra un limitato territorio locale invece che aprirsi a partner industriali internazionali di grande respiro e opportunità: ma perché va bene Venezia e non Monaco o Francoforte? Per noi rimane inspiegabile.

Comprendiamo la preoccupazione dei soci per i conti in rosso del Catullo, sono stati buttati via decine di milioni di euro per tappare i buchi, si doveva aprire prima ai privati evitando continui tira e molla tra Venezia e Milano. Quanti soldi sono stati buttati al vento per tamponare continue perdite?

Se si voleva era possibile seguire un’altra strada, fattibile e concreta.

Da una parte si poteva procedere con la gara internazionale che necessitava di  un tempo di circa un anno per selezionare il partner industriale privato e dall’altro si poteva chiedere ai nostri soci finanziari veronesi in primis la Fondazione Cariverona di fare un’aumento di capitale riservato e a tempo determinato per consentire di terminare la gara.
Questa aumento di capitale limitato avrebbe permesso di tamponare le necessità finanziare  della società e alla fine della gara gli stessi soci che avevano fatto l’aumento di capitale dedicato, avrebbero potuto cedere la quota temporaneamente acquisita al privato, scelto tramite la selezione internazionale.

Tutto trasparente e lineare e soprattutto possibile. Bastava volerlo.

Purtroppo e’ già sia stata maturata una scelta precisa. Svendere l’aeroporto a Venezia. Infatti come dichiarato dal Presidente Marchi in approvazione di bilancio di Save: “ora ci fidanziamo con Verona con una quota di minoranza e dopo un paio di anni ci sposiamo acquistando l’80, il 90 o anche il 100% delle azioni”.

Comincerà dall’aeroporto la svendita di Verona e le responsabilità politiche sono chiare coinvolgono direttamente l’attuale classe dirigente di questa città e non solo politica.

Questa storia ricorda la vicenda di Alitalia quando di fronte alle difficoltà economiche della compagnia di bandiera il Governo Prodi penso’ di far entrare nella compagine sociale dopo una selezione internazionale Air France. Si grido’ allo svendita dell’italianità, prima veniva l’Italia. Poi arrivo’ il Governo Berlusconi che blocco’ l’operazione e costruì  un’operazione di salvataggio privatistica italiana che costo’ agli italiani 2 miliardi di euro e oltre 7.000 esuberi. Ora passato qualche anno Alitalia sta per essere ceduta agli Arabi e vedremo con quali costi sociali.

La storia corre il rischio di ripetersi anche a Verona.

Ora nelle ultime settimane sono aumentate le attività di pressione per convincere gli ultimi riottosi del partito democratico che tutto sommato non esiste altra strada che accettare l’offerta di Save, diversamente si porteranno i libri in tribunale.

Ci dispiace, ma non è così!  Si e’ voluto arrivare fino a qua e ora non possiamo accettare una proposta del prendere o lasciare. E’ possibile un’altra strada come abbiamo descritto.

Ora ci auguriamo che i soci privati non si prestino ad operazioni da cavallo di Troia per far entrare Save nella compagine sociale e poi vedremo come un ente locale potrà cedere una propria quota azionaria senza gara.

Vigileremo e contrasteremo qualsiasi vendita pubblica senza gara, in tutte le sedi, nazionali ed europee, ci batteremo fino in fondo per la trasparenza e per evitare la svendita del nostro aeroporto.

On.le Gianni Dal Moro
On.le Vincenzo D’Arienzo
On.le Alessia Rota
On.le Diego Zardini