Le ali spezzate dell’aeroporto Catullo


facebook

Il racconto che vuole l’aeroporto Catullo salvato da SAVE e danneggiato dalla pandemia è zoppo e lacunoso. Il socio privato SAVE è arrivato infatti a controllare bene tutto il traffico aereo del Nord Est, con al centro Venezia e Treviso; decretando per Verona (e Brescia) un ruolo di esemplare marginalità .

Lo scorso mese è stato annunciato il prestito di 640 milioni concesso da Cassa Depositi e Prestiti al Gruppo Save che gestisce anche lo scalo veronese del Catullo. Le nuove risorse serviranno – così recita la nota di CDP – alla realizzazione degli investimenti nel prossimo quinquennio per gli aeroporti di Venezia Marco Polo e Treviso.

Verona? Non pervenuta.

Dal 2014, da quando cioè SAVE è entrata nel sistema aeroporti del Garda (Villafranca e Montichiari), gli scali di Bologna, Bergamo, Treviso e Venezia sono cresciuti in modo esponenziale. Anche togliendo l’anno Covid 2020, il Catullo ha sempre “volato” sotto i 4 milioni di passeggeri annui, gli stessi di dieci anni fa.

Verona oggi si posiziona al 18 esimo posto con un deficit di traffico rispetto al 2019 (pre pandemia) del -38%. Mentre gli aeroporti di Bergamo e Bologna si posizionano rispettivamente 3° (Bergamo) e 6° (Bologna). Bergamo sta sfiorando il traffico gestito già nel 2019 e così è anche per Bologna.

Questa è la realtà.

Oggi, mentre leggiamo del prestito di 640 milioni a Venezia e Treviso, comprendiamo meglio che i 68 milioni di investimenti per aggiungere al Catullo 6 nuovi banchi check-in nel terminal partenze non meritano il clamore con cui è stata salutata la posa della prima pietra del progetto “Romeo”. Quel progetto è vecchio in tutti i sensi, “rinfresca” un terminal partenze considerato tra i più brutti e meno accoglienti del Nord Italia, costruito su una serie di capannoni industriali degli anni ‘70 adibiti a terminal passeggeri. Eppure quei 68 milioni sono tutto quello che ha partorito il grande ingresso della SAVE in Catullo.

Dopo 7 anni e una montagna di promesse, dopo aver lasciato inalterato il terminal arrivi, la rinfrescata di 68 milioni non risolverà il limite della capacità oraria del terminal partenze nel gestire i picchi di flusso di persone durante il periodo estivo, confermando la destinazione del traffico ricco a Venezia e quello “poareto” o più povero a Verona. Per questo tragico passo in avanti ci sono voluti 7 anni: annuncio nel 2015 e realizzazione del 2021, mentre gli aeroporti concorrenti investivano centinaia di milioni ed oggi sono pronti al rilancio.

Con questi ulteriori 640 milioni di investimenti deliberati Verona invece rimane bloccata sulla pista di decollo a guardare dagli oblò le pietre sopra la prima pietra del terminal partenze. Sette anni di racconti e di propaganda hanno consacrato il nostro aeroporto come la più grande occasione mancata del nostro territorio: lo scalo di Verona nel periodo 2015-2019 (pre pandemia) è stato lo scalo che è cresciuto di meno sul territorio di riferimento con una media annua del 6%, contro l’8,6% di Bologna, 11,6% di Bergamo, 7,2% di Venezia ed il 9,2% di Treviso (dati Assaeroporti).

La verità è che si è scelto l’imprenditore abile, Enrico Marchi Presidente di Save, che ha sviluppato bene l’aeroporto di Venezia per renderlo la più interessante infrastruttura logistica a potenzialità internazionale nel cuore della più grande area produttiva del Paese e fra le prime in Europa. Ora parlare di Grande Verona e di futuro internazionale della città senza mettere mano alle ali spezzate del Catullo non è possibile.

Oggi Marchi punta alla maggioranza della società. È un sua aspirazione. Mi auguro che questa volta i soci veronesi non accelerino questo percorso, aspettino l’elezione del nuovo sindaco per riaprire una riflessione seria sul futuro dell’aeroporto.

Guardiamo al futuro: le occasioni non mancheranno per rilanciare veramente il nostro aeroporto guardando anche oltre la nostra compagine sociale. Fondi internazionali interessati ci sono, l’importanza è essere disponibili e trasparenti. Avevamo l’opportunità con la manifestazione d’interesse del fondo Australiano di realizzare un nuovo terminal ipertecnologico a Verona e la realizzazione di un centro logistico allo scalo di Brescia, ma la città che conta ha preferito girare la testa dall’altra parte. Altre proposte potrebbero arrivare anche con l’interesse dimostrato dalla Fondazione Cariverona. Quest’anno il bilancio dell’aeroporto chiuderà con una forte perdita, lasciano trapelare i soci (anche causa la pandemia) perdita che sarà coperta.

Ma il prossimo anno?

O arriveranno sostegni importanti o si dovrà programmare un aumento di capitale e non vorrei che questa diventasse l’occasione nascosta per portare in maggioranza Save. Occorre oggi cambiare radicalmente gli equilibri all’interno della società che gestisce lo scalo veronese. Perché Verona si merita un aeroporto di livello internazionale ma il rilancio del Catullo non pioverà dall’alto per incanto. È tempo di crescere!