La sfida della nuova segreteria Renzi


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matteo renzi dal moro blog

La crisi sociale che sta attraversando l’Italia con l’aumento delle diseguaglianze sta comportando il cambiamento dei profili della classe media che è sempre stata dal dopoguerra in avanti il perno centrale della stabilità del nostro Paese.

La nuova e grande insicurezza del ceto medio sta provocando grande instabilità, prevalgono anche in quell’elettorato, che per natura non ha mai amato le avventure, le paure e i pessimismi rispetto alla loro condizione economica e sociale.

Di conseguenza il sistema della rappresentanza che poggiava principalmente su questo pilastro di stabilità è entrato in crisi, dovendo fronteggiare discorsi pubblici che indeboliscono le convezioni democratiche e alimentano messaggi populisti, che fanno breccia anche nel ceto medio.

I partiti tradizionali sembrano non essere in grado di rispondere con incisività e velocità alle nuove preoccupazioni, ai nuovi sentiment.

Siamo di fronte oramai da molto tempo ad una crisi dei partiti, in Italia, in Europa e nel mondo. Sono in crisi le loro ideologie, i loro racconti, le loro organizzazioni.

Ma si è intravisto qualcosa di nuovo all’orizzonte?

Abbiamo assistito a nuove forme di democrazia diretta che in realtà sequestrano la libertà sotto la finzione di una partecipazione telematica. Una forma di qualunquismo di vecchia origine.

Inesorabilmente i partiti tradizionali apparsi agli occhi di molti inadeguati, sono stati in parte sostituiti da una specie di democrazia del pubblico, del video, del pc, dello smartphone.

Il leader parla, si connette direttamente con il popolo.

È un leader forte, carismatico, che segna il campo. Un leader mediatico non tanto perché di appeal televisivo ma perché capace di occupare la scena e fare proseliti: a lui vengono demandate le risposte alle proprie speranze e ai propri bisogni.

Perché siamo arrivati lì.

Per tante ragioni: inadeguatezza delle classi dirigenti di interpretate i cambiamenti, mancanza di una nuova elaborazione culturale, incapacità di rammodernare i luoghi della rappresentanza.

Quando i partiti sono entrati in crisi, invece di rammodernarli, cambiarli, migliorarli si è pensato di pensionarli sostituendoli con la mistica della società civile. Un disastro!

Si è alimentata l’idea di una società civile come serbatoio delle eccellenze, come ammoniva ironicamente De Rita, rispetto ai partiti sporchi e dannosi.

Anche la recente polemica e contrapposizione tra ministri tecnici e politici, sa di vecchio, di stantio e nasconde dietro le ambizioni personali lo scontro tra tecnocrazia e la partitocrazia.

E così siamo arrivati ai partiti dei leader carismatici che interpretano i valori, che spadroneggiano sui conflitti, amati o odiati, osannati o fischiati.

La politica della moderazione come ci ricordava Martinazzoli è scomparsa, la politica del pensiero lungo ha lasciato il passo, obbligati dai cambiamenti veloci della globalizzazione, alla politica dell’immediato.

Una politica reclamata e auspicata della decisione, dopo anni di infinite mediazioni al ribasso: siamo entrati nell’epoca della democrazia decidente.

Occorrono per questo leader forti e veloci, che sappiamo tenere assieme il necessario decisionismo con un nuovo modello di rappresentanza che partendo dalla prossimità, sappia coniugare partecipazione, competenza critica e capacità comunicativa.

La dialettica politica oggi è sempre meno tra destra e sinistra, anche se per alcuni aspetti è ancora così, ma tra leader contro il sistema e leader di sistema, tra apertura o chiusura rispetto a fenomeni globali e questo scontro arriva anche a livelli cittadini nel confronto tra centri storici e periferie, tra protetti ed esclusi.

Oggi il nuovo modello di posizionamento politico emergente è stare dentro il sistema ma in modo innovativo, con un forte leader carismatico e con un modello di partito aperto, flessibile nell’organizzazione e leggero nelle dinamiche interne: questo è lo spazio di prospettiva che potranno occupare il Partito Democratico e il suo leader Matteo Renzi.

Per questo prima di un nuovo programma serve un nuovo modello di rappresentanza e una nuova cultura della governabilità: questo penso sia la sfida e l’impegno che spetterà alla nuova segreteria Renzi.

Auguri!

 

Gianni Dal Moro

Deputato Partito Democratico