Il PD deve vincere le regionali


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Domenica 1 Giugno, 2014
CORRIERE DEL VENETO – VERONA
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«Ora il Pd è obbligato a vincere le Regionali Verona determinante»

 

Dal Moro: Renzi sa l’importanza del Veneto

 

Onorevole Dal Moro il Pd oggi è il primo partito a Verona città e provincia. Che dire?

 

«Siamo molto contenti, aggiungo che affianchiamo al grande successo delle europee i risultati positivi nelle elezioni amministrative nei tanti comuni che sono andati al voto. Sono certo che nei quattro grandi comuni della provincia di Verona che vanno al ballottaggio (Legnago, Negrar, Pescantina, San Bonifacio), aggiungeremo altre importanti vittorie».

 

Quali ritiene siano le ragioni di un consenso così alto al Pd anche nel Veneto?

 

«Direi che nel Veneto del lavoro e della capacità imprenditoriale è passato il messaggio della speranza contro i messaggi della rovina e della paura. E il risultato più sorprendente sono stati il Veneto e Verona, da sempre roccaforti del centrodestra e della Lega».

 

Molti sostengono che è stato un voto a Matteo Renzi più che al Pd. Lei cosa pensa?

 

«Credo che questa affermazione sia ingiusta sia nei confronti di Renzi che nei confronti del Pd. Primo perché tenta di dire subdolamente che Renzi è altra cosa rispetto al Pd e questo non è vero. Secondo perché non si raggiunge il 40% senza un partito forte e organizzato. Poi è indubbio che il voto è stato fortemente influenzato dalla speranza che in molti ripongono in lui».

 

A Verona e nel Veneto molti elettori moderati, artigiani, commercianti, imprese, hanno guardato con interesse a Renzi e probabilmente hanno votato per il Pd. E’ secondo lei un atto di fiducia?

 

«Il Pd e il suo leader hanno ricevuto un’apertura di credito da una parte dell’elettorato che non aveva mai votato a sinistra, diciamo che hanno investito sul premier e sul Pd, ora non dobbiamo deluderli. Si conferma in questa elezione quello che sostengo da tempo e cioè che il Pd nel Veneto e a Verona cresce e allarga i propri orizzonti guardando all’elettorato moderato e al mondo della piccola e media impresa, dell’agricoltura, al popolo delle partite Iva, alle società di servizi, senza dimenticarci dei nostri elettori di sempre».

 

Il 2015 sarà l’anno delle regionali: con questi risultati vi candidate alla guida del Veneto?

 

«Certamente sì, direi che è un obbligo. Ci dobbiamo caricare fino in fondo questa responsabilità, senza però illuderci che sia tutto in discesa».

 

Come sceglierete il candidato?

 

«Con il buon senso, con la buona politica, con l’aiuto del nostro leader. Poi se non riusciremo come classe dirigente veneta a raggiungere un’intesa utilizzeremo il meccanismo delle Primarie. Penso che dovremmo scegliere il candidato o la candidata che più di altri riesci ad allargare il recinto e il consenso fuori dagli steccati tradizionali del centrosinistra e raggiungere il maggior consenso tra i veneti, non limitandoci a una conta interna al nostro recinto».

 

In molti pensano che la candidata naturale sia Alessandra Moretti forte delle sue 234 mila preferenze alle europee…

 

«Certamente Moretti dopo questo straordinario risultato è una candidata autorevole, ma il Pd è una squadra con più teste di serie. Abbiamo tanti bravi amministratori, politici di esperienza e giovani leve».

 

Continua la presenza di Renzi nel Veneto. A giorni sarà ospite all’assemblea di Confindustria di Verona e Vicenza. Tutto questo fa parte di una strategia?

 

«Penso di sì. Il premier sa bene che per governare il Paese occorre avere dalla propria parte la Lombardia e il Veneto, motrici principali dello sviluppo economico dell’Italia. Il primo appuntamento saranno le elezioni regionali del Veneto e sono certo che farà di tutto per aiutarci nella conquista della Regione».

 

Lei è un imprenditore, cosa si aspettano le imprese veronesi sul piano nazionale?

 

«Non voglio sostituirmi al presidente Pedrollo, ma sento da tanti miei colleghi imprenditori alcune richieste sempre più pressanti: la lotta alla burocrazia e un’accelerata immediata alla semplificazione, la riduzione del cuneo fiscale e un’inizio di riduzione della tassazione sulle imprese e poi una più favorevole politica del credito. Non sarà facile, ma il Pd e il suo leader sanno che il tempo dei rinvii è terminato».

 

A.S.

 

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