Appello per l’aeroporto


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Verona ha bisogno di essere rilanciata sul piano europeo e internazionale. Il suo riconoscimento internazionale dipende molto dal suo posizionamento in termini di marketing territoriale e dallo sviluppo dei suoi principali asset pubblici: Aeroporto, Fiera e Fondazione Arena.

Fra questi l’aeroporto più di altri svolge una funzione strategica anche per la crescita che può assicurare in modo indiretto agli altri due asset e a tutto il sistema veronese.

I dati di traffico dell’indagine IATA prevedono che il numero dei passeggeri raggiungerà nel mondo da qui al 2035 i 7 miliardi, il doppio rispetto ad oggi. I passeggeri aumenteranno principalmente in Cina, in India, negli Stati Uniti, in Indonesia e in Brasile. È evidente che l’impatto sull’Europa e sull’Italia sarà rilevante e Verona potrebbe coglierne molti benefici.

Il nostro aeroporto ha vissuto delle vicende difficili sia sul piano economico finanziario che strategico. La vendita a Save del 40% del Catullo è stata una scelta errata come ho cercato più volte di argomentare in questi anni.

Anche il miracoloso salvataggio da parte di Marchi è una leggenda metropolitana, raccontata ad arte. La Società ha iniziato il suo salvataggio nel 2012 con un aumento di capitale di 14 milioni da parte dei soci, con un processo di ristrutturazione organico, con la liquidazione di Avio ed altro ancora.

L’aumento di capitale di Save per 24 milioni è andato a coprire un finanziamento del Banco Popolare e non per rilanciare l’aeroporto, come in tanti si aspettavano.

Per quanto riguarda il traffico passeggeri è vero che Verona è cresciuta nel 2016 come traffico del 8% ma nel 2015 era scesa del 7%. Come sempre si raccontano mezze verità.

Sul mercato aeroportuale c’è molta liquidità, le gare fatte negli ultimi anni hanno avuto un grosso successo economico (Lubiana, Zagabria, Aeroporti Minori Greci e Nizza) ed hanno consentito ai rispettivi governi sia centrali che locali di delegare il rilancio degli aeroporti secondo un preciso piano industriale al privato in cambio di una concessione pluriennale.

Per fare un esempio l’aeroporto di Lubiana che ha un traffico passeggeri di circa 1 milione di passeggeri è stato ceduto a Fraport per un cifra attorno 120 mln di euro. Noi abbiamo ceduto senza gara a Save il 40% della Catullo Spa (che controlla anche l’aeroporto di Brescia, quindi due aeroporti) che aveva un traffico di 2,8 milioni di passeggeri per un importo di circa 24 milioni di euro attraverso un aumento di capitale.

Al di là della procedura adottata oggi sotto la lente di ingrandimento dell’anticorruzione guidata da Raffaele Cantone mi preme evidenziare che sono passati quasi tre anni di gestione di Save, tante promesse ma la realtà è un’altra: perdite di posti di lavoro, nessun investimento strategico di rilancio e di fatto un declassamento degli Aeroporti di Verona ad aeroporti low-cost e Brescia che rimane aeroporto fantasma con pochi voli.

Non mi appassionano le polemiche, e non ho nessuna ostilità nei confronti di Marchi, ha dimostrato di fare bene i suoi interessi ma io difendo la mia Verona e domando a tutte le forze politiche, economiche e sociali di questa città: ma possiamo pensare di rilanciare Verona sul piano internazionale, lasciando l’aeroporto in queste condizioni?

Come sappiamo è in cambiamento la compagine sociale di Save, molti fatti nuovi sono avvenuti, i nuovi investitori di Save si concentreranno principalmente su Venezia e la “telenovela” su Verona continuerà.

Inoltre come ebbi modo di dire poco tempo fa, attorno all’aeroporto di Brescia sono in corso trattative per l’insediamento di un mega hub aeroportuale per il sud Europa da parte del fondo cinese Sixiang Holding.

Un investimento enorme che cambierebbe il quadro del sistema aeroportuale del nord Italia.

Possiamo rimanere ancora fermi, stretti dall’inerzia di Save e lo sviluppo di Brescia. Il finale per Verona sarebbe segnato, diversamente potremmo giocare un ruolo attivo.

Penso che sia giunto il momento che Verona si riprenda il suo aeroporto, prima che il danno sia irreparabile.

Questo può avvenire riacquistando le quote di Save, in modo diretto o indiretto e poi fare la gara per scegliere un partner internazionale che investa e faccia crescere il nostro sistema aeroportuale davanti un piano industriale serio e programmato.

Qualche mese fa lanciai un appello al mondo economico e finanziario di Verona, in primis alla Fondazione Cariverona e alle altre istituzioni finanziarie veronesi per cercare di riportare a casa questo nostro fondamentale asset di sviluppo. Informazioni raccontano che la Fondazione Cariverona stia lavorando seriamente in tal senso, e l’approdo veronese potrebbe essere possibile.

Penso che questa operazione vada sostenuta, dai soci veronesi, dal Sindaco di Verona e da tutta la città.

Anche di fronte ad un veloce acquisto della quota di Save e il ritorno ad una piena proprietà territoriale, serviranno almeno 12/18 mesi per fare la gara internazionale e trovare il partner.

E poi altro tanto tempo per vedere concretamente i primi investimenti e il rilancio vero dell’aeroporto.

Le polemiche o gli errori del passato (almeno dal mio punto di vista) interessano poco, ora l’importante è che tutti assieme possiamo raggiungere questi importante obiettivo, sostenendo l’iniziativa della Fondazione Cariverona.