Aperture domenicali


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APERTURE DOMENICALI

Da tempo si discute in Italia sulla regolamentazione del lavoro domenicale nelle attività commerciali.

Due fronti contrapposti che mettono in campo le proprie argomentazioni.

I favorevoli al riposo domenicale sono generalmente: le gerarchie ecclesiali che difendono l’unicità della domenica come giorno di riposo, degli affetti familiari, della preghiera.

I sindacati che evidenziano il diritto dei lavoratori di stare in famiglia, senza subire ricatti.

Le piccole e medie imprese commerciali che cercano una protezione rispetto alla concorrenza della grande distribuzione moderna.

I contrari al divieto di lavorare alla domenica, argomentano mettendo in campo altre tesi: ogni imprenditore rischia in proprio e deve essere libero di programmare le giornate di lavoro secondo le sue necessità.

Altri argomentano che anche ogni lavoratore ha il diritto di programmare le sue giornate di lavoro in base ai suoi desiderata, magari anche lavorando la domenica preferendo riposare in un altro giorno della settimana e guadagnando qualcosa in più.

Poi si discute se l’eventuale restrizione debba riguardare tutte le domeniche, o se invece debba essere limitata ad una decina di festività.

Altri vorrebbero che il divieto fosse flessibile rispetto al tipo di lavoro: panettieri, fiorai, giornalai, ecc.

Altri ancora vorrebbero che le zone turistiche fossero esentate dal divieto.

Per finire, qualcuno propone che il divieto non debba riguardare le attività commerciali gestite direttamente dai proprietari.

Insomma troviamo di tutto.

In Europa la situazione è molto eterogenea con una maggioranza dei Paesi che hanno una regolamentazione simile all’Italia; Paesi come la Germania e la Francia hanno invece una maggiore limitazione alle aperture.

A mio modo di vedere occorre tenere assieme più principi: la libertà di scelta, la qualità di vita del lavoratore, gli interessi dei consumatori, le prospettive occupazionali.

Alla politica il compito di tenere insieme legittime aspettative e interessi contrapposti, tenendo conto dei contesti territoriali nei quali si opera.

Una decisione calata dall’alto può alimentare solo tensione, occorre un tavolo con tutti i soggetti per trovare un punto di mediazione.

On. Gianni Dal Moro