Abbiamo un Governo: Viva l’Italia!


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Comunque la si pensi è un bene che l’Italia abbia un Governo.

Un Governo politico che ha messo insieme i due partiti che hanno ottenuto il più alto consenso nelle elezioni politiche del 4 Marzo.

Due partiti tra loro molto diversi, per identità e programmi quasi incompatibili, per quanto da loro stessi dichiarato in questi anni (mai con i leghisti, mai con i grillini)

Ma siamo nel sistema parlamentare proporzionale: e il proporzionale vuol dire mediare e cercare intese (inciuci).

Come abbiamo visto per il M5S l’intesa poteva essere fatta con il Pd o con la Lega, per loro era lo stesso. Un misto di qualunquismo e pragmatismo che lascia intravedere quali saranno i comportamenti futuri. Dietro frasi vuote e di facile consenso giustificheranno qualsiasi loro azione.

Tutto e il suo contrario sullo stesso argomento avrà cittadinanza.

Ora però spetta a loro dimostrare di essere in grado di governare secondo le aspettative degli italiani.

Le attese e le speranze sono molte visto i loro importanti risultati (il 50% dei cittadini che hanno partecipato al voto li hanno votati). È giusto che governino e mi auguro per l’Italia che lo facciano bene.

Se governeranno bene, raccoglieranno ulteriori consensi, diversamente ne subiranno la conseguenze politiche.

Di questi tempi, clima e consenso possono cambiare velocemente, più di quanto si immagini.

Il Governo dell’avvocato Conte (come lui si è definito, avvocato del popolo; unico caso al mondo di un Presidente del Consiglio che non ha mai avuto incarichi politico istituzionali diretti o indiretti, né mai si è occupato di politica sul piano nazionale risultando sconosciuto a tutti) probabilmente sin dall’inizio si caratterizzerà nel cambiare i principali provvedimenti approvati negli ultimi anni dai Governi di centrosinistra.

Lo farà o tenterà di farlo (casse permettendo) perché il loro forte consenso è stato in parte costruito (oltre che sulle promesse miracolistiche che conosciamo) sul cambiare quello che hanno fatto i precedenti Governi.

Il loro slogan è accattivante: il Governo del Cambiamento.

Si tratterà di scoprire se il cambiamento porterà vantaggi ai cittadini italiani o diversamente farà aumentare i loro problemi dopo averli illusi.

Spetta ora al Pd un’opposizione complicata, stretta tra una difesa dei principali provvedimenti degli ultimi Governi (sempre migliorabili) sui quali siamo stati sconfitti e un contrasto alle loro proposte ritenute sbagliate.

Il Pd non dovrà però limitarsi a contrastare ma anche a proporre, con nuove risposte e proposte, dentro un mutato scenario politico ed economico.

Non sarà semplice fare opposizione, siamo di fronte ad una nuova stagione politica che scardina i meccanismi tradizionali della politica stessa come fu nel 1994 la discesa in campo di Silvio Berlusconi.

Come allora nuovi leader, nuovi linguaggi, nuove modalità di rapporto con l’elettorato, nuovo approccio con le istituzioni.

Lega e M5S tenteranno di occupare tutti gli spazi: di maggioranza e di opposizione. Maggioranza per le cose nuove che proporranno e minoranza per le cose del passato che vorranno cambiare.

Il Pd dovrà voltare pagina velocemente e iniziare a ragionare su come una forza politica moderna e riformista debba fare opposizione nella terza repubblica.

La battaglia sullo scontro quotidiano avrà il fiato corto.

Pensare di fare opposizione come si faceva nel passato nella prima o seconda repubblica non credo sarà sufficiente. Occorrerà sperimentare e applicare nuove forme e modalità.

Intanto con umiltà, dopo la lezione ricevuta dal voto del 4 marzo, il Pd penso dovrà ripartire dall’impegno, dalla competenza e dal merito, dalla vicinanza ai territori, dimostrando attenzione politica anche nei modi e nei linguaggi vicino alla gente comune, alle famiglie, alle imprese, con quanti fanno fatica.

Ci si dovrà abituare a incassare, a sentirsi in difficoltà, abbandonati: sarà salutare per la ripartenza.

Il Pd dovrà rappresentare con radicalismo un progetto alternativo interpretandolo con moderazione, un progetto fatto di proposte e di nuovi impegni.

Fronteggiamo il populismo con un nuovo popolarismo perché la sfida finale che ci aspetta sarà impegnativa: tenteranno di archiviare la Democrazia rappresentativa in favore della Democrazia diretta.