A che punto siamo con il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione


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Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 21 marzo un progetto di intervento straordinario che comporta la mobilitazione di 20 miliardi di euro nella seconda parte del 2013 e di 20 miliardi di euro nel 2014, per un totale di 40 miliardi di euro.

La pubblica amministrazione italiana ha un debito arretrato, secondo le stime di Bankitalia, di 71 miliardi di euro.

Sulla base delle previsioni aggiornate presentate nella relazione al Parlamento, l’Italia avrà nel 2013 un deficit pari al 2,4%. Contando quindi un margine di sicurezza, il Governo ritiene che lo spazio fiscale utilizzabile per l’operazione di pagamento dei debiti della pubblica amministrazione che impattano sul deficit sia di circa 0,5% del PIL. Questo spazio dovrà essere usato per pagare i debiti che corrispondono a spese in conto capitale, perciò non ancora contabilizzate nel deficit e per il cofinanziamento nazionale dei fondi strutturali.

Secondo le informazioni che arrivano dall’Europa circa l’80%dello stock e’ gia’ contabilizzato ma non ancora pagato e che quindi va incidere solo sull’ aumento del debito. Solo i circa 20% restante non e’ ancora ne’ contabilizzato ne’ pagato e quindi ricadrebbe sul deficit.

Le misure che il Governo ha presentato ieri tramite il suo Presidente Monti sono queste:

1) un allentamento dei vincoli del Patto di Stabilità interno tale da consentire agli enti territoriali l’utilizzo degli avanzi di amministrazione disponibili e permettere i pagamenti effettuati in favore degli enti locali su residui passivi a cui corrispondono residui attivi di comuni e province;

2) l’istituzione di fondi rotativi per assicurare la liquidità agli enti territoriali per il pagamento delle altre tipologie di debiti contratti con i fornitori, con obbligo di restituzione in un arco di tempo certo e sostenibile;

3) il pagamento dei debiti del comparto sanitario attraverso la concessione di anticipazioni di cassa;

4) Una deroga alle spese 2013 per i cofinanziamenti nazionali dei fondi strutturali comunitari;

5) i rimborsi fiscali pregressi a carico dello Stato, attraverso l’utilizzo delle giacenze di tesoreria.

L’accelerazione dei pagamenti richiede a questo punto una modifica agli obiettivi di finanza pubblica, che può avvenire solo con l’approvazione preliminare delle Camere.

Ora affinché il governo possa adottare immediatamente un decreto legge, che dia risposte immediate occorre approvare la nota di variazione del Documento di Economia e Finanza.

Per questo oggi e’ stata istituita dal Parlamento una commissione speciale (in attesa che siano nominate le commissioni permanenti) per esaminare la relazione del Governo e approvare la nota di variazione del DPEF.

I lavori inizieranno subito e non appena la Commissione Speciale avra’ approvato la nota di variazione e la Relazione del Governo, il Governo stesso presenterà un decreto legge che definirà i termini operativi dell’intervento.

Questo è’ lo stato dell’arte, i nostri componenti la Commissione Speciale, istituita oggi, verificheranno i conti con precisione e faranno delle proposte concrete sulla nota del DPEF.

Mi auguro che oramai sia una questione di una settimana e inizi questo sblocco da tempo troppo atteso.

Su questa sacrosanta battaglia di diritto e di giustizia, non mollo!